Renata Tebaldi

Ricostruiamo la casa dell’armonia

Un incontro con Renata Tebaldi

Di Stefano Campana.

Lunedì sera, fine di ottobre: sono bastati due giorni e l’estate tarda, opulenta, che si è allungata fino ad occupare tutto il mese con il suo solicello tiepido, sembra lontana mille miglia. Sul porto, oggi, un vento teso, gelido, che i gabbiani stavano attenti allo scarroccio, frammischiato a goccioline taglienti; ho dovuto coprirmi bene; siamo alla burrasca dei morti. Appena più calmo a quest’ora di notte, adesso che usciamo dal ristorante, dopo aver salutato Renata Tebaldi che è stata con noi a cena. La città sembra più vicina ora, dopo le foto che abbiamo fatto insieme, le chiacchiere, le strette di mano mentre lasciavamo lo scrosciare della fontana e il frusciare al furiano dei lecci del Grand’Hotel, andando verso l’ombra scura del Novelli. Di certo è stato merito suo, di Renata, la più grande cantante della nostra epoca, che ha attraversato come una meteora il Novecento, riconosciuta dai maggiori direttori d’orchestra del secolo, da Toscanini a Von Karajan a De Sabata come la voce più piena, più pura e rappresentativa della lirica mondiale.

Eravamo poco più di dieci con Lei, intorno al tavolo rotondo, spazioso; pochi davvero a rappresentare gli oltre duemilacinquecento riminesi che in soli quindici giorni hanno raccolto l’invito dell’Associazione Rimini Città d’Arte a prendere posizione nella battaglia civile per ricostruire il Teatro com’era e dov’era. Undici maschi e tutti uomini d’esperienza, con certezze le più varie nel campo del sociale; e Lei con la sua passione ci ha messo in scacco, con la sua simpatia e i suoi aneddoti di vita vissuta ci ha coinvolti; ci ha circuiti e poi abbandonati, ci ha affascinato con i racconti e le storie del pubblico di tutti i continenti, dei registi, dei maggiori strumentisti del mondo. Soprattutto ci ha insegnato cose nuove, cose che nemmeno i più esperti di noi – di vita musicale e cultura di teatro, di lirica e di prosa – si immaginavano.

La vicenda straordinaria del suo successo comincia nel ’46 a vent’anni di età, alla Scala; Toscanini, ormai anziano, chiamato dagli Stati Uniti dove era espatriato per le note disavventure col Regime, dice di lei che ha una 2voce angelica”; la vuole con sé al Metropolitan Opera House, all’Opera di Parigi, a San Paolo del Brasile. La sua voce dalle tonalità larghe, armoniose, che rappresenta la scuola e l’esperienza della tradizione lirica della prima metà del secolo, in pochi anni raggiunge l’apice del successo, trionfando con “Otello”, “La Traviata”, “La Forza del destino”, “La Boheme”, “Aida”, “La Fanciulla del West” a fianco di tenori come Mario Del Monaco, Franco Corelli, Beniamino Gigli, Yussi Byorling. Solo la Callas rivaleggia con lei, nella sua breve carriera, dividendo in due onde, in una spaccatura che è già storia, il grande pubblico, ma senza scalfire la sua traccia, la sua scia luminosa.

Stasera Renata Tebaldi è stata acclamata Presidente Onorario dell’Associazione Rimini Città d’Arte. Non poteva essere altrimenti, dopo i consigli, le indicazioni validissime che ci ha dato, riferite al piano tecnico e funzionale delle rappresentazioni teatrali. Vi dovete immaginare la scena. Noi tutti raccolti intorno a Lei, concentrati nelle nostre argomentazioni da salotto buono di provincia, convinti di rivolere il teatro “com’era e dov’era” per la sua forma, per la sua architettura, per l’immagine della città e della piazza del castello, abbiamo dovuto riconoscere l’evidenza dei suoi dati, dei suoi pareri, soprattutto di carattere specialistico. Siamo stati ad ascoltare, attenti. Nelle sue parole soprattutto i confronti: il Teatro è uno strumento musicale, dev’essere una perfetta architettura acustica creata per la voce umana e per quella degli strumenti. La voce, per chi canta, per chi recita, deve distendersi nello spazio, viaggiare sulla superficie concava del pozzo su cui si aprono i palchi; deve potersi ascoltare nel sussurro, nel sottovoce. Il Teatro non può essere “sordo”, e solo le regole delle sue proporzioni architettoniche gli permettono di esaltare in tutte le sue caratteristiche la voce umana.

La guerra ha distrutto molti teatri, quelli ricostruiti secondo le antiche regole di euritmia e armonia compositiva, cosidetti “all’italiana”, hanno risposto con buona acustica; gli altri sono un salto nel buio, un costoso salto nel buio. Il Regio di Torino, ad esempio, moderno, ha problemi acustici; vi si devono usare microfoni; Abbado Direttore della Berliner Philharmonia Orchestra, ultimamente ha chiesto miglioramenti per dirigervi, e così fanno altri direttori, ogni volta che si chiede loro di entrarvi. Il Comunale di Firenze, anch’esso moderno, dove si svolge il famoso Maggio Musicale Fiorentino, deve mettere l’amplificazione per certi spettacoli; la sala risponde meglio quando è piena; a Genova il Carlo Felice ha gli stessi problemi; effetti discontinui, necessità di amplificazione sonora. A Rimini abbiamo la fortuna di possedere gli straordinari disegni del Poletti e attraverso la memoria degli anziani, sappiamo che il nostro teatro, oltre ad essere splendido per architettura tra tutti quelli dell’Italia centrale, sapeva far risplendere la voce dei cantanti e risonare a dovere quella degli attori. Perché abbandonarlo? In fondo una buona parte del corpo di fabbrica è ancora vivo, funzionante. Nel museo si conserva il suo splendido sipario dipinto dal Coghetti con il “Passaggio di Cesare al Rubicone”.

A Fano sta per essere ultimato il restauro di un altro bel Teatro del Poletti: com’era e dov’era, comprese le decorazioni che contribuiscono alla grazia e alla completezza dell’insieme. Anche le scelte di Bari e Venezia al Petruzzelli e alla Fenice, dopo gli incendi, sono quelle di una ricostruzione secondo i desideri dei cittadini sulla base dei disegni originali. E Rimini deve ancora scontare il disonore di averlo distrutto, il suo Teatro, simbolo borghese, dopo che la bomba ne aveva sfondato il tetto. Tutto questo ci ha detto Renata Tebaldi. Ecco perché da stasera per noi il desiderio di ricostruire il Teatro è diventata necessità di ricostruire il Teatro.

Stefano Campana

[Chiamamicittà, Rimini (20-26 gennaio 1998)]

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Ultima modifica: Giovedì, 11 Settembre 2014 19:37
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