Luigi Poletti architetto teatrale. Progettò i teatri di Terni, di Rimini e di Fano

Luigi Poletti (Modena 1792 – Milano 1869) è l’ultimo rappresentante della scuola romana di architettura, il prediletto da Pio IX. Succeduto nel 1833 a Pasquale Belli nell’incarico di ricostruire la monumentale basilica di San Paolo fuori le Mura, andata distrutta da un incendio (nel 1823) Poletti dà impulso per oltre trent’anni alla grandiosa opera, che diviene il principale cantiere artistico dello Stato pontificio, dove sono chiamati ad operare i migliori artisti. Architetto e ingegnere, modenese di nascita, dopo gli studi ginnasiali nella sua città, si laurea in matematica a Bologna frequentando contemporaneamente l’accademia Clementina. A Roma Poletti giunge nel 1818, diviene allievo di Raffaello Stern, conosce Antonio Canova, in clima classicista completa la sua formazione orientandola ad un raffinato neoclassicismo divenendo in campo architettonico l’esponente di primo piano dell’estetica purista che guarda gli archetipi greci, romani e rinascimentali e li pone a modello del proprio operare. Sull’esempio di Vitruvio, che ammira incondizionatamente, Poletti invita a “comporre edifici adattati ai nostri usi dando ad essi conveniente espressione senza pedanteria di semplice imitazione” [Luigi Poletti, Intorno all’architettura moderna, Roma, 1861, pp. 8-9].

La ricerca continua dell’eleganza e del “bello stile” mira a “far progredire l’arte secondo i bisogni e i costumi del secolo e a trovare la vera, sana novità: poiché l’invenzione in fine non è che combinare variamente gli elementi e le immagini raccolte con rettitudine e giudizio, e dall’invenzione nasce poi l’originalità e la novità”. [Luigi Poletti, op. cit., pp. 8-9].

L’originalità stilistica polettiana è nella purezza delle geometrie, nel nitore delle forme, nella cura del dettaglio e della rifinitura che non è mai fredda, ma sempre “umanizzata” e “amorevole”. La novità è nella spazialità ariosa, nell’eleganza inconfondibile dei profili, nell’attenzione alla luce e ai suoi effetti sulle masse sempre modulate e musicali. Il particolare “profilare” o “rastremare” conferisce all’architettura polettiana la caratteristica di una scultura, i cui contorni si devono ritrovare, in modo dinamico e ritmico, girando intorno all’opera nel caso della statua, dentro e fuori in quello di un edificio, individuando i punti di vista e i profili privilegiati e i momenti di “riposo”. Esiti di assoluta originalità e di bellezza Poletti li raggiunge nell’architettura teatrale tanto che Anna Maria Matteucci lo definisce "il maggior architetto teatrale italiano dell'epoca" [Fabio Mariano, Franco Battistelli, Alberto Pellegrino, Anna Maria Matteucci Armandi, Il Teatro nelle Marche. Architettura, scenografia e spettacolo, Banca delle Marche, Nardini Editore, Fiesole (Firenze) 1997].

Autore dei teatri di Terni (1840-49), di Rimini (1843-57) e di Fano (1845-63) in questo ambito è un appassionato e aggiornato cultore. Viaggia in Francia e in Inghilterra (1828) e visita i teatri delle grandi capitali. La sua biblioteca è ricca di testi e di trattati teatrali e acustici. Se la basilica di San Paolo è la sua opera più conosciuta, il teatro di Rimini (1843-1857) è il suo capolavoro. L'edificio non ripropone tipologie più volte sperimentate, ma s'impone per la novità dell'impostazione e delle singole soluzioni architettoniche. Fra i primi a rilevare il significato delle novità introdotte alla sala all'taliana da Poletti sono Simon Tidworth [Simon Tidworth, Theaters: an Architectural and Cultural History, New York, 1973] e Manfredo Tafuri Manfredo Tafuri (a cura di), Teatri e scenografie, (della serie Italia meravigliosa), Touring Club Italiano, Milano 1976].

Contrario alla ripetitività seriale dei vari ordini di palchetti, al loggione-piccionaia, alle scale anguste e male illuminate, a favore invece dell'unità di stile che predilige il colonnato ad ordine gigante vanvitelliano, Poletti propone una riforma: il foyer diventa ampio, gli scaloni sono spaziosi e spettacolari; "lo "spaccato" della sala mostra il progressivo allargamento verso l'alto dei vari ordini dei palchi. In questo modo ogni ordine arretra rispetto a quello sottostante (anticipando quasi di un secolo la famosa "sezione" del Guggenheim Museum progettata da F.L. Wright) ottenendo un effetto scenografico del tutto nuovo. Lo spazio si dilata. Pur nelle piccole dimensioni si ha il senso dell'opulenza. La vista è facilitata. L'acustica è perfetta" [Pier Luigi Cervellati, Tutto chiesa e teatro, recensione della mostra di Modena: Luigi Poletti architetto (1792-1869), Il Resto del Carlino, 27 novembre 1992].

Architetto colto e raffinato spesso di ispira ai grandi del passato: nel teatro di Rimini, nel primo ordine, è presente "una forte componente neorinascimentale ispirata al Tempio Malatestiano dell'Alberti" [Adriano Cavicchi, Rimini, in scena il teatro che non c'è, Il Resto del Carlino, 20 febbraio 1999].

I palchi compresi nel colonnato variano di ordine in ordine. Il loggione è trasformato in ariosa balconata con la volta ancora alta impostata sul muro perimetrale. Tutta la sala è governata la leggi geometriche di "armonia greca" che mirano alla bellezza estetica e alla perfezione acustica. Poletti affronta il problema della sua curvatura in senso principalmente geometrico. Secondo il nostro architetto, anche per le forme e le strutture dei teatri, gli antichi greci e romani hanno scoperto i principi geometrici essenziali e fornito i modelli. Per assimilarne il sapere, si deve sempre ricorrere a [Vitruvio De architectura V, 3-1] che indica nel cerchio la figura generale della pianta del teatro, forma bella in sé e la più adatta per la visione e l'ascolto. Si tratta per i greci di un cerchio con inscritto un triangolo equilatero, e per i romani di un cerchio con inserito un quadrato; un lato delle figure inscritte delimita la linea della scena. Tuttavia al momento della progettazione, per evitare un arcoscenico eccessivamente ampio Poletti adotta una soluzione geometrica diversa unendo la curva della sala al palcoscenico con raccordi che sono parti di una circonferenza il cui “centro è posto a tre raggi di prolungamento sul diametro” della cavea [Genesio Morandi, Il Teatro di Rimini, 1857, pag. 35].

Attenzione particolare è posta all'acustica. Nella conoscenza teorica-pratica del Poletti, gli effetti di sonorità e di sordità dei teatri dipendono dalla forma della sala, che deve essere a imbuto o a "rastremazione", come nei teatri greci e romani, da quella della volta, e infine da espedienti come vasi sonori, pareti vuote, casse armoniche, materiali lignei e simili.

[A.G.]

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Ultima modifica: Martedì, 26 Maggio 2015 18:47

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