Data archivio: Maggio 2007

L'Arengo, Pier Luigi Cervellati: "Il restauro del teatro progettato da Poletti" 1

“Il RESTAURO DEL TEATRO PROGETTATO DA POLETTI E’ IL SEGNO DELLA NOSTRA MODERNITA"

Di Pier Luigi Cervellati

L’intervento di restauro del teatro di Rimini costruito su progetto di Luigi Poletti pone una questione architettonica e ‘filosofica’ per così dire classica: procedere con un ripristino filologico oppure con una ricostruzione libera dai vincoli progettuali originari? La scelta del Ministero per i Beni Culturali, che nel 2004 ha commissionato la redazione del progetto esecutivo, si è chiaramente orientata verso la prima soluzione. Per motivi a mio avviso giusti e condivisi. E’ prassi a ogni latitudine che il ripristino sia criticato dagli architetti che si reputano “moderni” (“o post moderni”) perché – questa l’accusa – produce “falso storico”. Si afferma: “Ogni epoca ha lasciato la sua impronta, anche la nostra ha il diritto e il dovere di manifestarsi”. Ciò è comprensibile e senz’altro condivisibile. Da almeno 50 anni si cerca di far capire che il restauro (o restituzione, o ripristino) della città storica e delle sue componenti, è il nostro segno. E’ la sola impronta che possa esprimere la nostra modernità. Ci sono leggi nazionali e leggi regionali che impongono la tutela, il restauro e la manutenzione dell’architettura storica.

Al di là delle leggi, il teatro di Luigi Poletti è un capolavoro dell’architettura teatrale dell’800 e dunque per questo non sostituibile. L’architettura moderna, o post moderna, dovrebbe manifestarsi in periferia per caratterizzare la città contemporanea. Purtroppo, nelle periferie italiane, l’architettura moderna ha lasciato poche tracce. Nella città storica ha spesso compiuto disastri. Non solo. Se ogni epoca ha il diritto e dovere di manifestare la propria cultura, perché distruggere (con una pseudo tipologia ottocentesca) il teatro d’opera polettiano che corrisponde perfettamente alla cultura del suo tempo ed è funzionale al nostro?

La cultura moderna ha elaborato altri modelli tipologici più consoni alla attuale dimensione urbana. Rimini sta discutendo la necessità di costruire un auditorium. Ed è nell’auditorium che si potrà e dovrà manifestare eventualmente l’architettura moderna. Rimini però continuerà ad avere bisogno di un teatro all’italiana per rappresentare non solo la lirica o la commedia, ma addirittura se stessa. La sua storia, le sue radici, la propria identità culturale.

Il Tempio Malatestiano è stato ricostruito com’era e dov’era. Riuscite a immaginarlo cosa sarebbe oggi se lo avessero ricostruito secondo i canoni dell’architettura moderna? Chi ignaro della distruzione bellica lo visita, è consapevole di essere di fronte ad un capolavoro del Rinascimento. Il Tempio Malatestiano è famoso nella storia dell’architettura anche per l’intervento di restauro. La Fenice di Venezia è stata ricostruita quasi uguale a prima. Fra qualche anno nessuno ricorderà l’ultimo incendio. Del resto non si capisce perché si dovrebbe restaurare la parte ancora esistente (per altro vincolata) del Teatro di Rimini e fare una nuova e “moderna” architettura per quel 40-45% circa che manca. Le fondazioni ci sono, come gran parte delle murature esterne (anch’esse vincolate). Il bombardamento ha distrutto solo una zona della copertura e del palcoscenico.

Elio Garzillo, che ha progettato il ripristino per conto del Ministero per i Beni Culturali, ha spiegato che non c’è altra soluzione al di fuori del ripristino filologico. Esistono progetti e varianti a firma Poletti. Esiste una sterminata documentazione grafica e fotografica, nonché rilievi e studi: per la prima elettrificazione, per la messa in sicurezza negli anni ’20 del Novecento, per il rinnovo della tappezzeria e di parte dell’arredo.

La soluzione progettuale è tesa a restituire un monumento che esiste. Non solo nella memoria diretta o indiretta di molti riminesi. Esiste nei fatti. Non sarà un falso storico – nonostante talvolta siano meglio dei falsi moderni – bensì la restituzione autentica di un’opera d’arte. Il metodo del ripristino filologico è semplice quanto trasparente. E costa meno del nuovo. Semplice nel riprodurre disegno, forme e strutture progettate dal Poletti o successivamente, fino al bombardamento. Trasparente nell’indicare le innovazioni e gli aggiustamenti che si sarebbero dovuti fare anche se il teatro non fosse stato danneggiato. L’impianto di condizionamento, ad esempio, nascosto sotto il tavolato della platea, renderà gradevole anche nella calura estiva assistere ad un’ opera lirica in un luogo teatrale che non ha equivalenti al mondo.

Pier Luigi Cervellati (architetto coordinatore del progetto del ripristino filologico). [

L’Arengo (Rimini), maggio 2007, pag.4)].

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L'Arengo, Pier Luigi Cervellati: "Il restauro del teatro progettato da Poletti" 2

“Il RESTAURO DEL TEATRO PROGETTATO DA POLETTI E’ IL SEGNO DELLA NOSTRA MODERNITA’ ”

Di Pier Luigi Cervellati

L’intervento di restauro del teatro di Rimini costruito su progetto di Luigi Poletti pone una questione architettonica e ‘filosofica’ per così dire classica: procedere con un ripristino filologico oppure con una ricostruzione libera dai vincoli progettuali originari? La scelta del Ministero per i Beni Culturali, che nel 2004 ha commissionato la redazione del progetto esecutivo, si è chiaramente orientata verso la prima soluzione. Per motivi a mio avviso giusti e condivisi. E’ prassi a ogni latitudine che il ripristino sia criticato dagli architetti che si reputano “moderni” (“o post moderni”) perché – questa l’accusa – produce “falso storico”. Si afferma: “Ogni epoca ha lasciato la sua impronta, anche la nostra ha il diritto e il dovere di manifestarsi”. Ciò è comprensibile e senz’altro condivisibile. Da almeno 50 anni si cerca di far capire che il restauro (o restituzione, o ripristino) della città storica e delle sue componenti, è il nostro segno. E’ la sola impronta che possa esprimere la nostra modernità. Ci sono leggi nazionali e leggi regionali che impongono la tutela, il restauro e la manutenzione dell’architettura storica.

Al di là delle leggi, il teatro di luigi Poletti è un capolavoro dell’architettura teatrale dell’800 e dunque per questo non sostituibile. L’architettura moderna, o post moderna, dovrebbe manifestarsi in periferia per caratterizzare la città contemporanea. Purtroppo, nelle periferie italiane, l’architettura moderna ha lasciato poche tracce. Nella città storica ha spesso compiuto disastri. Non solo. Se ogni epoca ha il diritto e dovere di manifestare la propria cultura, perché distruggere (con una pseudo tipologia ottocentesca) il teatro d’opera polettiano che corrisponde perfettamente alla cultura del suo tempo ed è funzionale al nostro? La cultura moderna ha elaborato altri modelli tipologici più consoni alla attuale dimensione urbana. Rimini sta discutendo la necessità di costruire un auditorium. Ed è nell’auditorium che si potrà e dovrà manifestare eventualmente l’architettura moderna. Rimini però continuerà ad avere bisogno di un teatro all’italiana per rappresentare non solo la lirica o la commedia, ma addirittura se stessa. La sua storia, le sue radici, la propria identità culturale.

Il Tempio Malatestiano è stato ricostruito com’era e dov’era. Riuscite a immaginarlo cosa sarebbe oggi se lo avessero ricostruito secondo i canoni dell’architettura moderna? Chi ignaro della distruzione bellica lo visita, è consapevole di essere di fronte ad un capolavoro del Rinascimento. Il Tempio Malatestiano è famoso nella storia dell’architettura anche per l’intervento di restauro. La Fenice di Venezia è stata ricostruita quasi uguale a prima. Fra qualche anno nessuno ricorderà l’ultimo incendio. Del resto non si capisce perché si dovrebbe restaurare la parte ancora esistente (per altro vincolata) del Teatro di Rimini e fare una nuova e “moderna” architettura per quel 40-45% circa che manca. Le fondazioni ci sono, come gran parte delle murature esterne (anch’esse vincolate). Il bombardamento ha distrutto solo una zona della copertura e del palcoscenico. Elio Garzillo, che ha progettato il ripristino per conto del Ministero per i Beni Culturali, ha spiegato che non c’è altra soluzione al di fuori del ripristino filologico. Esistono progetti e varianti a firma Poletti. Esiste una sterminata documentazione grafica e fotografica, nonché rilievi e studi: per la prima elettrificazione, per la messa in sicurezza negli anni ’20 del Novecento, per il rinnovo della tappezzeria e di parte dell’arredo.

La soluzione progettuale è tesa a restituire un monumento che esiste. Non solo nella memoria diretta o indiretta di molti riminesi. Esiste nei fatti. Non sarà un falso storico – nonostante talvolta siano meglio dei falsi moderni – bensì la restituzione autentica di un’opera d’arte. Il metodo del ripristino filologico è semplice quanto trasparente. E costa meno del nuovo. Semplice nel riprodurre disegno, forme e strutture progettate dal Poletti o successivamente, fino al bombardamento. Trasparente nell’indicare le innovazioni e gli aggiustamenti che si sarebbero dovuti fare anche se il teatro non fosse stato danneggiato. L’impianto di condizionamento, ad esempio, nascosto sotto il tavolato della platea, renderà gradevole anche nella calura estiva assistere ad un’ opera lirica in un luogo teatrale che non ha equivalenti al mondo.

Pier Luigi Cervellati (architetto coordinatore del progetto del ripristino filologico).

[L’Arengo (Rimini), maggio 2007, pag.4)].

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