La storia del Teatro Amintore Galli, già Vittorio Emanuele II, di Rimini

La sala (1925). La sala (1925).
TEATRO NUOVO, TEATRO VITTORIO EMANUELE II, TEATRO AMINTORE GALLI. 

Epoca: 1843-1857.

Inaugurazione: estate 1857 con l'opera Aroldo di Giuseppe Verdi.

Sala all'italiana con tre ordini di 23 palchi ciascuno e balconata.

Capienza circa 800 spettatori.

Architetto: Luigi Poletti.

Stucchi: Giuliano Corsini. Dorature: Pasquale Fiorentini. Pitture: Andrea Besteghi, Michele Agli. Sculture di Pietro Tenerani, Liguorio Frioli. Sipario storico di Francesco Coghetti: "Giulio Cesare passa il Rubicone".

Opera neoclassica dell'ultimo dei grandi architetti pontifici, il modenese Luigi Poletti (1792-1869), il Teatro Nuovo di Rimini, costruito fra il 1843 e il 1857 a spese del Comune e di una Società di azionisti, è inaugurato nell'estate del 1857 con una memorabile stagione lirica da Giuseppe Verdi (unico caso in Italia), che presenta una nuova opera Aroldo, composta appositamente.

Il teatro funziona egregiamente per quasi un secolo fino al 1943, quando il 28 dicembre, durante il più devastante bombardamento su Rimini, è colpito dalle bombe: crollano il tetto sopra il palcoscenico, parte della facciata posteriore, parte del tetto sopra la sala. Sono danneggiati la balconata del 4° ordine alcuni palchi. Nel dopoguerra saccheggi e frettolose demolizioni atterrano gli ordini dei palchi e parte dei muri laterali.

Il teatro riminese è, con la Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, il capolavoro del Poletti, autore di altri due teatri a Terni e a Fano. Esaltato in vita, poi dimenticato, l'architetto è oggi decisamente rivalutato, tanto da essere definito da Anna Maria Matteucci "il maggior architetto teatrale italiano dell'epoca" (Il teatro nelle Marche. Architettura, scenografia e spettacolo, Firenze, 1997). Fra i primi a rilevare il significato delle novità introdotte da Poletti alla sala all'italiana sono Simon Tidworth (Theaters: an Architectural and Cultural History, New York, 1973) e Manfredo Tafuri (Teatri e scenografie, Milano, 1977). Fautore del purismo architettonico, contrario alla ripetitività seriale dei vari ordini di palchetti, al loggione-piccionaia, alle scale anguste e male illuminate, in favore invece dell'unità di stile che predilige il colonnato ad ordine gigante vanvitelliano, Poletti propone una riforma. Il foyer diventa ampio, gli scaloni sono spaziosi e spettacolari; la sala, per ragioni acustiche e visuali, si allarga progressivamente dal basso verso l'alto; i palchi sono compresi nel colonnato variando di ordine in ordine secondo leggi di armonia; il loggione è trasformato in ariosa balconata con la volta ancora alta impostata sul muro perimetrale; tipologia che verrà poi adottata in numerosi teatri delle Marche e della Romagna.

Nel 1859 il teatro è dedicato a Vittorio Emanuele II. Nel 1916 l'edificio è lesionato dal terremoto e viene chiuso. Dopo i restauri il teatro riapre nel 1923 con l'opera Francesca da Rimini di Zandonai. Fra il 1928 e il '31 l'architetto Gaspare Rastelli completa il ridotto (poi Sala Ressi) e la galleria al piano superiore. L'impresario Cesare Ragazzini riesce a scritturare i migliori cantanti e musicisti; Pietro Mascagni è sul podio di direttore nel 1926 con Il piccolo Marat; cantanti celebri come Borgatti, Bonci, Lauri Volpi, Lugo, Pinza, Stignani, Pagliughi, Parmeggiani, Galeffi, Gigli, Favero, Del Monaco si esibiscono sul palcoscenico. Nella primavera del 1943 la pucciniana Madama Butterfly è l'ultima opera eseguita.

Nel 1947 il teatro, semidistrutto, è dedicato al musicista Amintore Galli (1845-1919). Nel 1955 fallisce l'iniziativa della Cassa di Risparmio, che aveva bandito un concorso nazionale per la ricostruzione del teatro. Nel 1959 la parte danneggiata dell'edificio, coperta da un tetto di eternit, è adibita a salone fieristico. Dal 1967 al 1975 è attuato un devastante intervento di "restauro" con pesanti manomissioni all'avancorpo dell'edificio.

Nel 1985 il Comune bandisce un "concorso di idee" dal quale scaturisce un progetto modernista (arch. Adolfo Natalini), poi modificato otto/nove volte nell'arco di quindici anni, in palese contrasto con i vincoli che salvaguardano l'attiguo Castel Sismondo e l'opera neoclassica del Poletti. Nel 2000, guidati dall'associazione Rimini città d'arte "Renata Tebaldi", migliaia di cittadini si sono mobilitati, assieme alle maggiori personalità della cultura musicale nazionale, per contrastare il piano modernista e per ripristinare filologicamente il teatro storico, gioiello architettonico e strumento culturale irrinunciabile.

Nel 2001 la svolta: l'allora sottosegretario per i Beni Culturali, Vittorio Sgarbi, affida il Teatro del Poletti alla Sovrintendenza Regionale dell'Emilia Romagna (arch. Elio Garzillo), che, con la consulenza dell'arch. Pier Luigi Cervellati, redige (nel 2004) un rigoroso piano di ripristino filologico del Teatro del Poletti, consegnato gratuitamente al Comune nel 2005 e recepito dalla giunta Ravaioli. Il costo del ripristino è previsto in 18,1 milioni di euro.

Il sindaco Ravaioli nel 2005 accoglie con entusiasmo il progetto dello Stato, poi tergiversa, e perde altri quattro anni. Il sindaco affida a un "gruppo di progettazione" del Comune un ulteriore progetto, più costoso (29,7 milioni di euro), presentato nel 2009. I tecnici comunali inseriscono brutalmente pilastri attorno alla platea, stravolgono la sala neoclassica per ricavare 50 posti in più, alzano una torre scenica e prevedono ambienti nel sottosuolo a 8 metri di profondità in area archeologica con reperti romani. Rimini città d'arte denuncia pubblicamente il misfatto. Le Soprintendenze bocciano lo stravolgimento della sala, che torna quella polettiana, e l'elevazione della torre scenica (2010), ma permettono, calpestando i vincoli di legge, i due piani sotterranei di 600 metri quadrati ciascuno nell'area archeologica sotto il palcoscenico e chiudono gli occhi sullo sconfinamento nell'area vincolata (fin dal 1915) di Castelsismondo. In questa situazione, nel giugno del 2011, il Comune va alla gara d'appalto.

Se per la sala a palchi si adotta tale e quale il progetto di ripristino filologico Garzillo-Cervellati, i due piani sotterranei sono viceversa di violento impatto sull'area archeologica e alzano considerevolmente i costi.     

I lavori iniziano nella primavera del 2014, ma si interrompono, per il fallimento della ditta appaltatrice, nel luglio del 2014. Sono ripresi nel novembre 2014 con altra ditta. 




 

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